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Inceneritore di Livorno, si va verso il raddoppio PDF Stampa E-mail
Scritto da Tratto Da SenzaSoste.it   
Friday 21 September 2007
 Gli interessi economici di un’oligarchia imprenditoriale avallati dai politici locali stanno portando alla costruzione di un nuovo inceneritore a Livorno, un erogatore di tumori grande il doppio rispetto a quello attualmente esistente. La valutazione di impatto ambientale, come la tradizione democratica locale impone, è stata svolta nel massimo riserbo e le ipotesi di poter adottare forme di smaltimento alternative non sono state discusse né prese in considerazione


Tito Sommartino (tratto da Senza Soste n.18)


La giunta provinciale livornese ha approvato il documento preliminare al piano per la gestione dei rifiuti, che ora approderà in terza commissione per poi tornare al consiglio provinciale per la votazione definitiva. La spesa per il solo progetto del nuovo inceneritore di Livorno è di circa un milione e mezzo di euro, quella per la sua messa in atto si aggira nientemeno che sugli 80.

L’incubo nanopolveri
Il nuovo inceneritore trasformerà ogni giorno 400 tonnellate di rifiuti in 80 tonnellate di fumi e ceneri altamente tossici intrisi delle micidiali nanopolveri e diossine.
Le nanopolveri sono microparticelle dal diametro compreso fra 2 e 200 nanometri (un milionesimo di millimetro) che entrano in vari organi del nostro corpo, provocando infiammazioni croniche e varie forme di cancro. Vengono prodotte dalla combustione dei rifiuti e si diffondono nell'aria. Più è alta la temperatura, più queste sono fini e quindi maggiormente “penetranti”.

I difensori del modello d'incenerimento si difendono sostenendo che i nuovi impianti hanno filtri potenti. Purtroppo non è così: i filtri che la tecnologia ci mette a disposizione possono bloccare particelle solo fino a 2,5 micron e le polveri rilasciate dagli inceneritori sono molto più sottili (anche 0,1 micron). Neanche l’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente) riesce con i suoi strumenti a rilevare le “0,1”.

Una decisione scellerata
Come per il rigassificatore, la valutazione di impatto ambientale è stata svolta nel massimo riserbo, nello stile di chi intende la partecipazione popolare solo nella scelta del colore della copertura del palasport. Ci sarebbero altre soluzioni, più moderne, meno inquinanti, ma soprattutto che non coinvolgerebbero i polmoni dei cittadini nella catena dello smaltimento dei rifiuti. Nell’immediato la soluzione provvisoria potrebbe essere un impianto a freddo, chiamato così perché lavora senza bisogno della fiamma a 1.300 gradi, ma valido soltanto se iscritto in un programma “rifiuti zero” (vedremo in seguito di cosa si tratta). L’impianto a freddo non è certo il massimo, ma almeno non produce nanopolveri, costa meno e abbassa parzialmente l’emissione degli altri inquinanti tossici.
Il progetto parte anche con un marchiano errore di fondo. Frutto della tecnologia di 60 anni fa, è stato pensato per i rifiuti di allora; quelli di oggi sono diversi, trattati per togliere la parte umida, e quello che rimane è più secco e fornisce più calore. Così, mentre nel progetto dell'inceneritore si legge 15 chiloJoule, nella realtà i rifiuti da incenerire sono da 19 chiloJoule. Nella migliore delle ipotesi funzionerà a metà della sua capacità, e per i cittadini, al danno per la salute si aggiungerà la beffa di tanti milioni di euro sperperati inutilmente.

Le gravi responsabilità di Aamps
Intanto Aamps è riuscita a mettere a posto i suoi conti e i suoi debiti con la più alta tariffa del nord e del centro Italia: 321 € contro i 95 di Reggio Calabria, la più bassa, e una media nazionale di circa 220 € (fonte Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva).
La nostra municipalizzata sostiene che a Livorno la raccolta porta a porta non può funzionare, che un esempio lampante sono i raccoglitori degli avanzi da cucina, i bidoni marroni, troppo spesso usati come normali cassonetti. «Il risultato – sostiene l’azienda - è che si spende molto per la raccolta differenziata ma non si ricava nulla, visto che così non è possibile fare il compost». Falso! A parte che Aamps neanche ce l’ha un impianto di compostaggio, l’azienda non investe praticamente niente nella raccolta differenziata: qualche centinaia di migliaia di euro su un bilancio di 47 milioni (la fonte è il sito del Comune di Livorno). Tradotto in percentuale significa meno dello 0,1% del bilancio. Come sia stato possibile con questo investimento irrisorio arrivare al 32,43% di raccolta differenziata (dati Ato, l’Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, per l’anno 2005), lo sa solo Aamps. Eppure qualcosa ci dice che la nostra municipalizzata riuscirà in un’impresa ancora più difficile: portare la percentuale di differenziato al 50%, la quota minima indicata dalla finanziaria 2007 pena il commissariamento della locale Ato.

La truffa del consume pro-capite
A spingere per l’inceneritore sono in particolar modo gli industriali, attratti dal guadagno che si ottiene appaltando lo smaltimento dei rifiuti alle ecomafie e dal cosiddetto “cassonetto selvaggio”. Le statistiche dicono che a Livorno si producono 700 kg di rifiuti pro capite all'anno. Ma c'è chi ha fatto una verifica ed ha scoperto che sono 700 kg quelli prodotti da una famiglia di 4 persone. Una famiglia media: due adulti e due minorenni. Dove sta l’inganno? Che le aziende, dal terminal portuale al supermercato, producono rifiuti e li buttano nel cassonetto. Alla fine quello che c'è nel cassonetto se lo dividono le famiglie, non solo nelle statistiche ma anche nelle bollette.

Unica soluzione
L’unica strategia valida da percorrere è quella dei “Rifiuti Zero”: produrre solo ciò che può essere riciclato. A prima vista sembra un’utopia ambientalista, in realtà è parte integrante della nuova rivoluzione industriale avviata da alcuni tra i paesi più avanzati, in particolare Giappone e Stati Uniti, già negli anni '80. La parola d'ordine di questa rivoluzione è “qualità totale” in una visione “olistica” (di insieme) del sistema produttivo. Ogni tonnellata di rifiuti messi in discarica o inceneriti è la misura del fallimento e della inefficienza del sistema produttivo.
Nel 2002, grazie ad una strategia politica a lungo raggio iniziata molti anni prima, a San Francisco si è arrivati a riciclare il 62% dei materiali post consumo. Si è rinunciato a realizzare inceneritori puntando, in collaborazione con le aziende private, al riciclaggio e al compostaggio, con forme di raccolta differenziate domiciliarizzate.
Se sono riuscite ad organizzarsi metropoli internazionali da decine di milioni di abitanti, non si capisce come non possa essere progettato nelle nostre città-paese.
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